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COME L’INCANTATORE DI SERPENTI:

Mi viene in mente una famiglia che conoscevo molti anni fa: lui, Adriano, aveva una decina d’anni più di me, era tecnico in una ditta che produceva e installava grossi macchinari in tutto il mondo, perciò era spesso all’estero: guadagnava bene.

La moglie, Annalisa, lavorava presso una media casa editrice, dove aveva un incarico di responsabilità: guadagnava bene anche lei.

Avevano un bimbo, frequentava la seconda elementare.

Erano due brave persone, a lui piaceva la montagna, così a volte si usciva tutti insieme verso sentieri e boschi che lui conosceva bene, grandi e salutari scarpinate, e la sera una bella cena da noi o da loro, oppure in pizzeria. La loro vita era abbastanza agiata, grande casa di proprietà in città, casa in campagna, due belle macchine, vacanze da sogno in tanti Paesi grazie alle conoscenze, anche politiche, di Adriano. Gli piaceva la bella vita.

Un giorno, al ritorno da uno dei suoi frequenti viaggi di lavoro in uno Stato dell’Asia centrale, venne entusiasta a propormi un affarone: un politico e procacciatore d’affari di quel Paese gli aveva offerto la possibilità di far parte di una nuova società petrolifera che stava costruendo gli impianti di raffinazione e stoccaggio e che cercava finanziatori europei e statunitensi; era ‘certamente una persona seria’, tant’è che lo aveva anche portato a vedere questi impianti in costruzione e a parlare con non so chi di importante. Sarebbe bastato metterci 80-100 milioni di lire, con la certezza che dopo appena un anno e mezzo questi sarebbero rientrati più che raddoppiati. Lui avrebbe potuto investire fino a 50 o 60 milioni, il resto l’avrei dovuto mettere io.

Piccolo problema: non mi vergogno a dirlo, ma io tutti quei soldi proprio non li avevo; -puoi ipotecare la casa o chiedere un prestito- mi suggeriva; ingenuo, io gli davo anche fiducia, ma avevo due figli piccoli e non guadagnavo nemmeno la metà di lui. Anche Annalisa non voleva sentir parlare di questo affarone, non si fidava di ‘certi personaggi che ti vengono ad offrire fortune’.

Adriano non mi credette, -‘ma come, voi, due laureati, non avete nemmeno trenta milioni da parte??!’: vide la cosa esclusivamente come un tradimento della nostra amicizia, mi dette del codardo e ruppe ogni rapporto.

Decise poi, persino di nascosto dalla moglie, di ipotecare la loro bella casa e versò quel fiume di soldi. In realtà non aveva bisogno di fare quel passo più lungo della sua gamba, ma, come un serpente nella cesta, si era lasciato incantare da quella prospettiva ‘certa’ di diventare miliardario ed entrare nel gotha dei petrolieri: ‘certe opportunità –diceva- se non le cogli subito poi ti mangi le mani’.

Fatto sta che il politico/procacciatore d’affari delle steppe dell’Asia centrale ‘cadde in disgrazia’ e Adriano non riuscì più a vederlo né a sentirlo per riavere i suoi soldi. Perse tutto, anche la famiglia e il lavoro; seppi poi dalla moglie che lui viveva in America centrale dove, anche coi pochi soldi rimastigli, poteva ancora fare una bella vita e ogni tanto qualche lavoro da tecnico.

È curioso, ma ciò che, guardando questa foto, maggiormente mi ha fatto ripensare a questa vecchia storia, è quel gesto della donna sulla sinistra nel lisciarsi i capelli, era tipico di Annalisa.

 

 

 

 

 

 

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