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IL POTERE E L’EQUIVOCO:

Si, mi sono riconosciuto in questa fotografia: io sono quello sulla destra del riquadro, mi si vede solo metà del viso. Credo persino di ricordarmi il momento esatto in cui questa foto fu scattata: eravamo in seconda o terza liceo, in gita scolastica al Pergamonmuseum di Berlino. Ad un certo punto, emergendo da dietro una grande statua, vidi un uomo che ne fotografava i piedi. Pensai di avergli rovinato la foto, stavo per scusarmi, ma sentii che quel signore parlava in una lingua sud-europea, forse  italiano. Allora lasciai perdere, non avrei saputo spiegarmi.

 

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  Circa un mese fa navigavo su internet e all’improvviso sono stato colpito da questa immagine: non è che io mi sia rivisto all’istante, anzi ho impiegato un bel po’ a riconoscermi (sono passati un bel po’ di anni): ciò che mi ha subito afferrato è stata l’atmosfera, quel qualcosa di già vissuto, come un lampo velocissimo che ti attraversa la memoria e fa scattare un ricordo così flebile che impiega un po’ a venire a galla. Alla fine ne ho avuto una bella sensazione come di una folata di aria fresca.

Poi ho riconosciuto, al centro della foto, Thomas, con i suoi occhiali e con quell’aria indefinibile: eravamo compagni di scuola. A volte lo vedo in televisione, certo, è molto cambiato, ma cercandolo su altre fotografie di quegli anni ho confermato che era proprio lui. Era uno dei più bravi della classe, emergeva un po’ in tutte le materie. Il fatto è che lo faceva pesare un po’ troppo, portava sempre il discorso là dove immaginava che tu saresti cascato come un asino, per poi fare lui la sua bella figura. Per il resto era simpatico, diciamo che eravamo amici. Ricordo che sapeva giocare bene a poker ed era imbattibile a dama. Io né l’uno né l’altro, ma una volta che l’ho battuto a poker lui si è arrabbiato tantissimo, non l’ha mai digerita.

Sono tanti anni che non ci vediamo, adesso è il vice-borgomastro della mia cittadina, in Germania. Due piani sopra di me abita una delle sue segretarie, proprio a lei ho chiesto il suo numero di telefono.

  • Ciao, Thomas, sono Konrad, ti ricordi, eravamo compagni al liceo.

Si è ricordato subito di me, m’ha persino fatto piacere. Dopo i primi inevitabili convenevoli ho avuto l’impressione che lui mi trattasse del tipo ‘vediamo cosa vuole da me questo’altro, che si fa vivo così all’improvviso’. Gli ho parlato invece della foto su internet, mi sembrava una bella circostanza che dopo tanti anni ci si trovasse ripresi insieme su una fotografia; ma lui non aveva molto tempo per parlare con me; mi ha solo detto che ‘a questo Italiano gli possiamo far girare molto le palle per la privacy’.

Ci sono rimasto un po’ male, non mi aspettavo questo, la mia intenzione era molto più ‘liceale’, forse ingenua, non avevo mai pensato di poterci tirare fuori dei quattrini. Pazienza.

Attraverso l’indirizzo email che lui stesso aveva pubblicato sul suo sito, sono entrato in contatto con l’Italiano, un certo Antonio. Usando come lingua comune l’inglese, gli ho scritto che mi ha fatto un certo effetto rivedermi così giovane e con tanti capelli, e che inoltre quella foto costituiva, a questo punto, l’unico ricordo di quella gita scolastica di due giorni a Berlino. Non gli ho fatto sapere di Thomas. Herr Antonio è stato gentile a mandarmi l’immagine originale in maniera che io l’abbia potuta stampare, l’ho messa nel mio album di famiglia, a mia moglie piace molto anche se mi si vede appena, dice che ancora oggi il mio sguardo è lo stesso.

 

Dopo un paio di mesi mi è giunta una telefonata dal Bürgermeisterbüro: era Thomas, che trionfante mi ha detto che i suoi avvocati hanno preparato tutto il dossier per danni di immagine e che dopo la vittoria in tribunale saremmo andati tutti in vacanza per una settimana. Mi sono sentito gelare il sangue. Gli ho risposto con una violenza e una decisione che non sapevo nemmeno di possedere:

  • Herr Vice-Bürgermeister, quando io Le ho telefonato non intendevo sporgere una denuncia, ma solo ripercorrere insieme a Lei, che ricordavo gentile e amichevole, una giornata spensierata di tanti anni fa che questo Italiano mi ha fatto rivivere. Ho fatto amicizia con questa persona, mi ha anche invitato in Toscana, a Siena, non so se mi spiego! Per questi motivi, anche se Lei è un politico in carriera e io sono solo un modesto insegnante di Storia dell’Arte, Le proibisco nella maniera più assoluta di procedere con lo stuolo dei Suoi avvocati. Altrimenti La sfiderò pubblicamente a poker e sono più che sicuro di poterLa nuovamente umiliare.

Si, in quel momento ero assolutamente sicuro che lo avrei sconfitto. Thomas, il Vice-Bürgermeister della mia piccola città, si è messo a ridere al telefono, sembrava quasi sollevato dalla mia sfuriata:

  • Konrad, lasciami parlare! In questi anni mi sei tornato spesso alla mente, soprattutto quando ho dovuto prendere certe decisioni politiche: mi chiedevo ‘cosa farebbe Konrad al posto mio?’ perché, anche se a scuola non ti mettevi mai in mostra, ammiravo il tuo senso della giustizia, eri uno di princìpi. Purtroppo, da quando conto qualcosa in città, conoscenti, amici e anche alcuni compagni di scuola mi hanno chiesto aiuto per questioni varie, di solito antipatiche. E così ti ho frainteso, scusami, ho pensato che anche tu volessi un intervento da parte mia, tanto più che nella foto mi si vede bene. Non sei cambiato, sono davvero contento. Quanto alla partita a poker accetto la sfida.

Così adesso ci vediamo spesso anche con le nostre famiglie e abbiamo rinfrescato un’amicizia e ricostruito una stima reciproca. Gli ho anche mandato una foto da Siena col mio amico italiano. Ah, le partite a poker le perdo tutte, regolarmente!

 

 

 

 

 

 

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