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LA FRECCIA DI CUPIDO (per i fini stilnovisti):

E che? spuntato è lo dardo?? La saetta che con lo arco magico che invero di mia man ad hoc construssi per spargere d’amor lo vecchio caro mondo, io stesso testé scoccai dritta a lo cor di così tanto jovene, avea forse fessa la punta??! Non trapassò le carni et le coste de lo petto insino a giugnere a lo palpitante motor de le mozioni e non infettò d’amor le membra e lo pensier di codesto masculo? E sì che la foemina leggiadra, longo capillo, accosta a lui passò, di grazia e di profumi empiendo l’aere, così com’io volea!! Et illo neppur la vide !!!

 

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O che habbia da me medesimo errato la mira? Si a cotal guisa si fusse, sarìa la primera volta in duo milia e passa anni. Fussero dessi ormai troppi e che le mano mia tremaron in lo tender l’arco? No, cosa impossibil essa est, deo immortalo io son! E quali e quanti humani fuero trafitti da li dardi di Cupido e niuno mai hebbe poter d’opporsi a quello suo fato, quand’io lo volli. Insino da Caesar imperator et Chleopatra regina, Paolo cum Francescha, et poscia l’Alighiero inver sua Beatrix, quel tal Petrarcha cum ipsa Laura, et a sequitar Giulia et Romeo, tal Renzo et Lucia, John et Yoko, e mill’altri caddero a li strali mei.

Oh, me meschino, quanti die passai a architettar cotesto amoroso convegno: eran dessi ancor puttini  quand’ivi posi mano a studiar maniera di insinuar similitute ne le lor vite et comunar lor historie: instillar d’entrambi l’istudio di la historia, lo piacere a peregrinar da cittade in cittade, insino a provocar in lo istesso die loro venuta in Sena, antiqua civitas, l’un da Panormo siculiana, et da la Serenissima Venetia l’altra. Fue inver difficil cosa! Et infino a promovere l’istessa hora di ambulare, et ne lo istesso Campo!! Qual opera magna havvi io da condurre!

Io, lo alato Cupido, sicuro posi, super senese breve columna, uno minuto ludico puerorum objecto: si, uno picciolo simbol a significar lo termino certo de la pueritade ne lo masculo e l’principio di lo suo ludibrioso atque lussurioso guardo inver la gentil feminina figura, l’istessa che lesto passo movea a lui da presso.

Et illo??! Contra ‘l suo fatal destino, incredibile dictu, illo ancor … iocava!! Qual rabbia!!

Cred’io, invero, che ‘l mio real erroro fusse lo non saper che isso puero ne la saccoccia havea uno novo ludico instrumento, smartophono nomato, che, a lo presente saeculo XXI, tutto e tutti piglia como essentiale impiego, cui niuno jovene voluntade mostra di rifuggir fascinatione, inverocché lo lato terraqueo orbe este in desso ipso picciol joco compreheso.

Quomodo hoc possibile est… ego non sapio: mala tempora currunt !!

Verum est: humana gentes melius quam deos fecierunt. Sed amor??

 

 

 

 

 

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