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CONGEDANTE E RECLUTA, SECONDA PARTE: (continua dalla 088)

  • Si, mi ricordo, e ricordo anche il tuo malore. Finora avevo pensato che il gavettone l’aveste lasciato perdere in seguito al mio intervento deciso e minaccioso, invece era proprio il contrario, lo stavate preparando ancora più cattivo!

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Invece senti, mi viene spesso in mente quel nostro – posso dirlo? – commilitone grande e grosso che aveva sempre pascolato le pecore sui monti dell’Irpinia, te lo ricordi? Era sempre gentile, dai modi garbati, ed era fisicamente molto forte. Mi ha sempre commosso una sua frase: una sera eravamo in pullman (ci portavano forse a teatro al Sistina – come guardia d’onore ci hanno trattato bene) lui era seduto dietro di me, guardava fuori e l’ho sentito dire, sommesso fra sé e con grande enfasi: “Roma! sei una potenza!”. Queste sue parole mi hanno fatto venire un nodo alla gola, lo fanno ancora adesso: pensa, un Montanaro, lo dico pieno di rispetto e con la M maiuscola, che non sapeva leggere né scrivere e che certo non aveva studiato la storia di Roma, riusciva a subire il fascino e la grandezza di un passato imperiale. Era una bella persona. Anch’io mi pento di non averglielo mai detto.

Massimiliano ha voluto pagare lui i caffè. Ha poi ripreso il suo viaggio.

 

(FINE)

 

 

 

 

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