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IL PROFUMO DELLA GIOVENTÙ.

Leggi, ne vale la pena, è quasi una poesia. Da ragazzo, anni ’60, mi capitava di andare alla stazione ferroviaria (parliamo di Sud) e assistere alla partenza degli emigranti, scene che mi rimarranno sempre nella mente per la loro carica di disperazione e insieme di speranza. Ho trovato in un blog questa lettera scritta da una emigrante: le sue parole in un italiano ormai incerto non possono lasciare indifferenti. Erano anni difficili, ma lei era giovane e ne ricorda il profumo. Il finale è meraviglioso: “Come è stato piacevole scriverlo!”.

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“Sono Salvatrice. Come hai pensieri che mi fanno bene al cuore
sono sempre riccordi felice. Mi riccordo ogni estate per andare in sicilia prendevamo il treno alla
stazione GARE DE LYON e eravamo tanti emigrati e figli di emigrati a partire
su  questi treni affretati solo per noi.
Nella stazione c’era un vento di mare mediteranneo, un profume di caffč
stretto, un odore di arancine al ragů, HUM chiudo gli occhi e le sento
ancora!!
come gridevamo di eccitazione, i genitori piu eccitati di noi, per non
perdere un bambino ne questa agitazione. Poi sentimo il squillo del capo di
treno e tutti dentri i compartimenti   ridevamo e piangeva sempre un di noi,
cuggini o fratelli o sorelle per schiaffo dato cosi per nervi abusati.
Non era niente, lo sapevamo , era il segnalo della partanza.
Doppo due giorni e due notte rinchiuso nel stesso wagone, conoscevamo tutti
viaggiatori, avevamo spartito tutti nostri pannin imbottiti , del formaggio
non restavo niente, solo l’odore del peccorino o del camenbert francese.
Faccevamo il caffč con la cafetiera e il campinggaz, la serata c’era sempre
uno che cantavo accompagnato di uno che suonava chittara e maranzzano,
altri, spesso i signori, giocavano alla scopa o alla briscola, noi bambini
giocavamo anche , al mazzetto o 4 di denaro con liri risparmiate del estate
precedente. Nel profodita della notte si sentivo solo gli uomini che
ronfiavano forte, o un riso di una che scopreva l’amore.
ahhhh quanto riccordi ne questi treni
anche doppo piu vecchia mi riccordo per la mia magiorenza sono andata da sola in treno per le
votazione, fino a catania tutto normale un po di sciopero come sempre un po di ritardo
come sempre.
ma dopo sulle vie delle vecchie locomotive che metteno due ore per fare 15 km
tanto che il capo di treno scende per comprasi il giornale e bersi un
caffč. e noi poveri eletori aspettiamo al sole che questo degna ripartire.
treni ne ho presi da per tutto ma solo i riccordi dei treni italiani mi
riscaldono il cuore.
come č stato piacevole scriverlo”

L’ho trovata su https://groups.google.com/forum/#!msg/it.discussioni.sentimenti

 

 

 

 

1 commento
  1. Anonimo
    Anonimo dice:

    Il linguaggio di questa lettera mi aveva infastidito e ho continuato a leggerlo per mostrarmi ancora di più quanto mi infastidiva. Però leggendo sono poi entrato nella realtà che questa emigrata in Francia ha voluto comunicare e quelle parole finali sono semplici e liberatorie e sono davvero stupende. Allora anche la fotografia la vedi con occhi diversi.

    Rispondi

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