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LA STATISTICA: E’ estate, fa molto caldo. Sto girovagando per le strade assolate di un paesino vicino al mio, nel Sud. Non sono mai stato in questo paese: la scusa è di venire a cercare un mio amico d’infanzia che mi dicono essersi trasferito qui. Non l’ho mai più visto, non saprei riconoscerlo.

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Parcheggio, cerco di capire da che parte andare. Ammiro il paese, spazioso, piazzette ben tenute, spesso fiori alle porte delle case. Nessuno in giro, solo qualche voce da dentro. Incappo alla fine in questo bar con un po’ di persone sedute fuori. Decido di entrare per un bicchiere d’acqua fresca e un caffè e anche per chiedere informazioni sul mio amico. Prima di avviarmi scatto questa foto.

Tutti mi hanno già notato e inquadrato come turista o come generico ‘settentrionale’, quelli emigrati al Nord che ritornano di tanto in tanto (la cittadinanza – milanese, torinese, tedesco – non indica la nascita ma dove vivi).

Il ragazzino in bicicletta mi guarda arrivare ma non si sposta, gli giro intorno per poter entrare.

  • Buongiorno!! Saluto cordialmente gli astanti.
  • Rispondono quasi in coro, alcuni con un saluto secco, quasi piccato, altri ripetendo la mia cantilena di circostanza. Tutti pensando ‘chissà chi è questo qui’.

Entro e chiedo l’acqua e il caffè. Il locale è un po’ demodé, nessuno ai tavoli, sono tutti fuori a prendere il venticello fresco.

Domando al barista le informazioni che mi interessano: si, conosce il mio amico, mi indica più o meno dove abita, ma non sa se si trova in paese o se è al mare, solo a 20km.

  • Dovete chiedere alla Statistica, loro lo sanno sicuramente.
  • Come alla statistica? in che senso?!

Sorridendo della mia ovvia non-comprensione mi parla con calma e con dovizia di particolari:

  • Quei tre anziani che avete visto entrando stanno tutto il santo giorno lì, addosso alla parete, ognuno seduto alla sua sedia fissa. Abitano tutti nella stessa piazzetta, e le loro mogli fanno a gara a chi mantiene la casa più pulita e in ordine. Tutto dev’essere a posto, i pavimenti a specchio, ma nessuno può entrare per non sporcare e mettere in disordine. È una malattia! Così mandano fuori i mariti, che hanno il permesso di rientrare solo a pranzo, a cena e per dormire, ma solo nel garage che hanno dovuto attrezzare per viverci. Così ‘sti poverini (gli mostro la foto appena scattata e me li indica per nome: Vincenzo, col cappello, ex-vigile urbano; Salvatore, aveva un alimentari; Luigi, era maestro di scuola – e il resto delle famiglie? chiedo – i figli sono via, solo Salvatore ha una figlia in casa, ed è come la madre: pensate che l’anno scorso non è stato bene e l’ho quasi dovuto curare io nel mio locale: contro il mio interesse l’ho convinto a smettere di fumare) ‘sti poverini – dicevo – vengono a giornate intere qui al bar. Vedono chi entra, chi esce, chi passa, se fa ritardo, con chi è oggi e con chi era ieri, quante volte ripassa, cosa dice, se cambia la macchina, sanno tutto di tutti. Perciò li chiamano ‘La Statistica’. Chiedete a loro.

Rifletto che più semplicemente il barista avrebbe potuto chiamare dentro uno di loro per farmi avere le informazioni che desideravo, ma invece ha preferito potermi raccontare questa piccola vicenda così particolare: come per dirmi ‘guarda quanta vita c’è in un piccolo bar’.

E così ho saputo dal gruppo, naturalmente dopo aver spiegato chi sono e perché lo cerco, che il mio amico non è in paese, lui e la moglie sono partiti ieri alle undici e ventisette con la vosvaghen e torneranno fra un paio di giorni, sono andati a Taranto, vanno spesso perché la suocera non sta bene, è già la terza volta che la ricoverano, lui ne parlava al cellulare con la figlia ‘romana’; dovrà tornare sabato prossimo perché ha ‘accattato’ un condizionatore nuovo, ben 750 euro, e deve ritirarlo. Me lo saluteranno.

Sfaccendati di paese? Ma no, La Statistica!

Geniale.

 

 

 

 

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