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L’UOMO DORATO: Molti lo ricorderanno, a Siena, quest’uomo: era conosciuto come “l’uomo dorato”. Si guadagnava da vivere tingendosi tutto d’oro e facendo la statua. Stava immobile tutto il giorno con un cilindro sulla testa e un vestito elegante. Si aiutava con una finta antica cinepresa a manovella montata su un cavalletto fatta di cartapesta e anch’essa dorata: quando gli davi un soldino lui, per ringraziarti, rompeva la sua immobilità e girava la manovella facendoti un inchino. Ai bambini piaceva moltissimo.

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  L’ho fotografato tanto, ma, più che lui, il mio soggetto erano le persone che passavano, soprattutto i turisti, che rimanevano piacevolmente sorpresi dalla grazia che questa ‘statua’ manifestava. Tutti sorridevano, lo inquadravano nei loro cellulari, qualcuno gli dava una moneta.

Ricordo che una volta gli scattai una foto, gli detti il solito euro, poi finsi di controllare nel display e gli dissi in tono di rimprovero “Porca miseria, sei venuto mosso, non riesci proprio a stare fermo!!”. Gli scappò da ridere.

Un giorno lo trovai mentre arrivava sul posto di lavoro e iniziava a prepararsi col suo corredo tutto d’oro. Gli offrii una birra e gli chiesi come mai aveva scelto di fare questo lavoro. Mi disse che a vent’anni lo aveva fatto nella sua città (nord-Europa, non specificò altro) in una vetrina di abbigliamento per giovani: era durata poco, ma la gente si fermava a guardare. E il proprietario si fregava le mani, aggiunse.

Continuando a tingersi d’oro il viso e le mani ricordò che facendo quel lavoro aveva conosciuto una ragazza, facendomi intendere che ne era poi nata una storia importante. Mentre lui parlava e si preparava scattai questa foto. Quando fu pronto gli lasciai la prima moneta della giornata e gli dissi che ‘Certo, hai trovato un lavoro in cui meno fai, più guadagni!’. Rise e ci salutammo.

Uno o due mesi dopo finì sul giornale locale: lo avevano trovato morto nella sua stanza, era solo e si era sentito male. Lessi che era polacco e vidi il suo nome, che non avevo mai saputo. Andai a riguardare le varie fotografie che avevo di lui e delle tante persone che aveva fatto sorridere. Trovai anche questa: notai che qui c’è una ragazza che va verso una vetrina dove l’aspettano due manichini. Ma guarda!!! Non mi ero mai accorto della coincidenza tra quello che mi stava raccontando di sé e quello che accadeva alle sue spalle.

3 commenti
  1. Nicola
    Nicola dice:

    Questo sguardo e questo sorriso quasi un ghigno così inquetanti sono rivolti anche se di spalle ai personaggi sul fondo e mi fanno ripensare a una storia che mi raccontava qualcuno quando ero piccolo di un mago che pietrificava le persone con lo sguardo. Sembra che quella donna che cammina sta andando anche lei in mezzo a quelle due statue immobili e il mago se la ride. Questa fiaba mi aveva spaventato e avevo paura di incontrare anche io il mago. Non mi veniva più in mente da tanti anni.

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  2. Sandra A.
    Sandra A. dice:

    Il volto di quest’uomo mi ispira fiducia, il sorriso è sicuro e suadente, gli occhi sono così chiari e luminosi, la fronte ampia di una persona buona. Quello che però mi sconcerta un po’ sono quelle figure dietro che hanno certo un legame con lui. Forse ricorda un fatto di molti anni prima e questo gli dà gioia. Oppure se li rappresenta come “spiriti” perché non ci sono più. Oppure pensa a qualcosa che avrebbe voluto, ma non è mai accaduto. Mah, mi turba.

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  3. Sandra A.
    Sandra A. dice:

    Ci torno su perché ho pensato che forse lo “spirito” è lui, una specie di angelo buono che sta realizzando un incontro importante per uno di quei personaggi. Come in quel film Ghost.

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