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LA PLASTICA NON HA SENTIMENTI: Forse alla ricerca di un regalo da fare, questa giovane donna stava aggirandosi per i banchi del mercatino dell’antiquariato.

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Da buon ultrasessantenne, appartenente quindi alla generazione a cavallo fra un passato contadino e il futuro ipertecnologico, anch’io vagavo interessato tra gli stessi banchi, quando notai il volto di questa giovane impietrirsi improvvisamente alla vista di quel bambolotto, gli occhi guardarlo fisso per pochi secondi, ma senza vederlo, prima che un’altra immagine violentissima le si sovrapponesse nella mente.

Non feci in tempo, in quel brevissimo primo istante, a fotografare il volto abbacinato nella sorpresa, ma presi ‘soltanto’ i suoi occhi persi ancora nel vuoto e le mani portate alla bocca forse a soffocare qualsiasi espressione vocale, un gemito, un grido fuori controllo.

Lì per lì avevo immaginato in lei un nodo di commozione salito alla gola, il ricordo della tenera infanzia ormai andata, i giochi con quel suo bambolotto (Gigetto?) a fare la mammina. E questa mia sensazione soddisfaceva quella tendenza al passato caratteristica di una certa età.

Adesso, però, a ben guardare sulla fotografia questi occhi, non riesco a rintracciarvi un rimpianto, né il pensiero rivolto ad un’età felice, ma ci vedo, piuttosto, un ricordo improvviso di qualcosa di grave, forse tenuto lontano per lunghi anni per attenuarne il senso di dolore o di vergogna. Un incidente? Un fatto tragico? Una violenza? Un qualcosa di cui Gigetto era forse stato muto e passivo testimone.

Immagino questa indifferenza, la mancata solidarietà, quella vera e propria sensazione di tradimento da parte di un amico di giochi, e soprattutto quel dolore che gli occhi inespressivi di Gigetto non seppero mai piangere insieme alla sua amichetta: certo, era solo un bambolotto di plastica, e la plastica non ha ricordi né sentimenti, non te n’eri accorta?

Ma quegli stessi occhi fissi del bambolotto, i quali  avevano forse determinato la fine prematura dell’infanzia per quella bambina, adesso imperiosamente ritornavano fuori dalle foschie del passato e richiamavano quel ricordo ostinatamente rimosso per così tanti anni.

Il passato è parte integrante di noi e non si può cancellare semplicemente volgendogli le spalle: prima o poi si ripresenta, a volte come per dire ironico ‘vuoi giocare con me?’.

2 commenti
  1. Alberto 48 anni
    Alberto 48 anni dice:

    E’ un gesto tipico di quando ti viene alla mente un ricordo: le mani sulla bocca e lo sguardo lontano nel vuoto, come per rivedere ‘quella scena’. Probabilmente da piccola questa donna giocava con bambole simili a queste che rivede in un negozio.

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